Il Corpo Immortale

1 Posted by - February 23, 2016 - antropologia, Libri

IL CORPO IMMORTALE

Longevità e sopravvivenza nell’immaginario tra Ottocento e Novecento

INDICE

PREMESSA

I PRECENDENTI

Brecce nello scambio simbolico: Goethe, Balzac e Mary Shelley

Melmoth, l’errante di Maturin

Frankenstein: alzati e… cammina

Le superdonne di Haggard e Bulwer-Lytton

Dorian Gray

I post-umani di Wells

IL PRIMO NOVECENTO

Il Golem

Gli immortali di Meyrink

Il sogno di Shangri-La

Stapledon, transumanista ante litteram

EVOLUZIONE E INCOERENZA

La dannazione di Titone

Un cardine: Back to Methuselah di George Bernard Shaw

Orlando, inconsapevole immortale

“A-cronismi” e anacronismi

L’EREDITÀ DI DRACULA

Da James Gunn a Octavia Butler

Vampirismo clinico in Silverberg

Una forma “annidata” di mente collettiva

Quale giurisprudenza per gli immortali?

Norman Spinrad e la linfa del tempo

PAROLE IMMORTALI

Un’interpretazione allegorica dell’Eden

Non omnis moriar: corpo mortale, memi perenni

Arthur Clarke: dall’aide-mémoire al download cerebrale

FOREVER YOUNG

Qohèlet: tempo per ogni cosa

Gilgamesh e la fonte della giovinezza

Dispositivi di espulsione da Ron Howard a Saramago

ESPERIMENTI MENTALI PSICO-ANTROPOLOGICI

Gli imperituri di Herbert e Vance

Heinlein, Asimov, Zelazny e altri: lunga vita, brevi emozioni

Paul Anderson vs Vernor Vinge

L’immortalità secondo Simak il filosofo

Barjavel mette in guardia

Houellebecq tra Sade e Fourier

IMMORTALITÀ E FOLLIA

L’“eterno ritorno” di Landolfi e Grimwood

Calvino e le matrici dell’informazione

IMMORTALITÀ ROBOTICA

Computer-Dio/Dio-Computer

Organismi cibernetici e spiriti nella Rete

NOTE

BIBLIOGRAFIA

INDICE DEI NOMI

L’uomo trova inaccettabile il proprio finale annientamento e perciò da sempre insegue disegni che lo sottraggano a un destino che sgomenta per l’impossibilità o almeno per la difficoltà d’immaginarlo. In antico la vita dell’uomo era breve, la violenza degli elementi invincibile, gli agguati d’ogni sorta inevitabili, fatale la corruzione dei resti mortali. Fu ragionevole – e tuttora per miliardi di uomini resta ragionevole – credere a una sopravvivenza post mortem in un altro mondo, in un altrove variamente indicato.

Al centro della ricerca c’è dunque l’angoscia della morte, il rifiuto da parte dell’uomo del proprio annientamento finale, percepito non solo come fine dell’esistenza, ma anche come negazione totale di senso per tutto ciò in cui si è creduto e per cui ci si è impegnati in vita: tutto destinato, con la morte, non solo a finire, ma a diventare assolutamente inutile e insignificante, perlomeno per il soggetto direttamente interessato. Innumerevoli a questo proposito i riferimenti filosofici, sia antichi che moderni, ma rilevanti nell’economia del libro sono in particolare Feuerbach e Jankélévitch.

È per contrastare tale idea distruttiva che gli uomini hanno perciò elaborato, nei millenni trascorsi, variegati tipi di credenza in forme di resurrezione, rinascita o reincarnazione post mortem, volte ad illudere (o a dare speranza e fede, dipende dalla propria sensibilità) riguardo alla possibilità di potere sopravvivere, in qualche modo, anche ‘dopo’, in dimensioni o in ‘luoghi’ immaginari di diversa configurazione.

Ma l’uomo contemporaneo riesce a prolungare sempre più la sua permanenza in questo mondo. Il terzo millennio si apre con inediti messaggi, si aggiungono tecniche a tecniche per prolungare la sopravvivenza qui sulla Terra, come se la prospettiva fosse quella di uscire dal tempo: una meta potenziale della fisica teorica , già presente, peraltro, in millenari credi religiosi, in filosofie e mitologie attive nelle lontananze plurisecolari. Infatti, i tentativi di sviluppare o inventare proiezioni convincenti dell’al di là affondano nella più remota preistoria. È opinione abbastanza diffusa tra gli antropologi che l’inizio dei riti di sepoltura sia indizio di una nuova strutturazione cognitiva che segna l’avvento evolutivo dell’uomo così come lo conosciamo; è infatti un indizio tra alti, forse connesso al pieno raggiungimento delle capacità linguistiche di tipo moderno.

Intanto, il proposito di rendere il corpo umano immortale, o quantomeno straordinariamente longevo, comporta una rifondazione dell’intera antropologia. Come sappiamo, quella sorta di ideologia tecnologica (che è anche una “ideo-logica tecnologica”) che mira ai suddetti scopi si avvale degli apporti della genetica, dell’intelligenza artificiale e delle nanotecnologie. Ma ancor più essa si giova del sostegno di una cultura in lenta ma costante costruzione, le cui radici affondano nel rischioso terreno dell’immaginario moderno e contemporaneo.

Questo libro esamina le evoluzioni spesso contraddittorie dei vari miti dell’immortalità o dell’estrema longevità prodotti dalla letteratura degli ultimi due secoli: idee e concezioni “contagiose”, che hanno poi invaso il cinema, i comic books, i serial televisivi, i videogames e il web, generando un milieu di attese e di timori dalle dirompenti potenzialità. scrittori e sceneggiatori di generi di massa sono un po’ come dei sismografi delle nuove sensibilità. Basti pensare a certe fortunatissime serie prodotte negli Usa, ed esempio da Abrams. Ma i prodromi hanno almeno due secoli di storia e in particolare la prima metà del secolo scorso ha incubato pressoché tutte le fantasie attuali.

Poiché l’immaginario collettivo (o meglio ‘sociale’) è un insieme olistico e internamente collegato (basti pensare all’iconografia e all’iconologia della civiltà cattolica), ne consegue che le giovani generazioni sono letteralmente assorbite da tale immaginario, che viene costantemente proposto e sviluppato. Questo contribuisce a creare la base per un sistema di credenze e di desideri, che alla lunga si trasformano in richieste e progetti.

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