Perché i “grillini” non potranno mai governare

0 Posted by - April 12, 2013 - comunicazione

Pubblicato sul blog “Connettivablogspot.it” (ora chiuso) il 10 marzo 2013

Possono i parlamentari di M5S, che derivano dalla “Condizione 0rizzontale”, accettare la “Condizione Verticale” di ogni struttura decisionale? Parlamento e governo di una nazione in primis? Le recenti votazioni alla Camera e al Senato sembrano rispondere per un secco no, ma, prima di azzardare una valutazione di merito, è opportuno studiare il problema M5S da un punto di vista eminentemente comunicazionale.
Partiamo dai criteri di selezione dei candidati e dalle ovvie domande che ne derivano. Com’è avvenuta questa selezione? I candidati effettivamente eletti conoscevano personalmente Grillo prima di essere selezionati “dal popolo dei cittadini”? E se sì, quante volte lo avevano incontrato? E tutti questi eletti, quali esperienze in comune possono vantare?
Anche un esame sommario della natura e della fortuna repentina di M5S mostra che i suoi membri non hanno forti coesioni tra loro. Essi non formano una vera “comunità”, se si intende per “comunità” un insieme di persone che ha avuto una storia comune, che ha condiviso a lungo battaglie comuni, specialmente in politica.
M5S appare al contrario de-strutturato, e anzi rivendica orgogliosamente questa sua anomala caratteristica. Nelle interviste alle tv statunitensi Grillo ammiccava all’universo politico americano, perché è noto che i partiti politici statunitensi sono poco strutturati. Ma questa presunta analogia con M5S è assolutamente fuorviante. È vero che i partiti politici statunitensi sono poco strutturati, però essi sono comunque minimamente strutturati. Inoltre, negli Usa vale moltissimo la coerenza dei candidati con l’indirizzo politico del partito in cui militano, com’è noto; questo status di appartenenza si può descrivere con l’espressione “essere nell’opinione dell’elettorato di riferimento”. Obama è stato “nell’opinione” dei Democratici anche prima di pensare a una qualsiasi carriera politica. Così pure il suo recente sfidante Romney, che chiaramente è stato un rappresentante delle opinioni del T Party ben prima di entrare in qualsiasi agone politico. Così, la riconoscibilità del candidato è garantita a prescindere. Essere riconoscibile per le proprie opinioni, per esempio per le opinioni di appartenenza repubblicana, vuol dire assumere una ben precisa posizione nei confronti della legge e dell’ordine, delle tasse, del ruolo degli Usa sullo scacchiere internazionale etc.
E altresì vale per chi appartiene all’universo dei democratici.
Tutto questo non può assolutamente essere applicato al caso Grillo e ai suoi seguaci, ma per capirci qualcosa occorre appunto esaminare l’evento e l’avvento M5S dal punto di vista comunicazionale, muovendo dalle origini.
Queste origini risiedono della diffusa stanchezza dell’elettorato italiano nei confronti del sistema politico nel suo complesso, stanchezza che si è mutata in rabbia e poi addirittura in furia distruttiva. In realtà, i partiti politici hanno tutti percepito perfettamente l’aria che tirava e ciascuno si è attrezzato secondo le sue disponibilità. Il PD reagì in modo intelligente, inventando le primarie. Un buon successo, anche se contestato, ma non sufficiente. Il PDL, a sua volta, stava per intraprendere lo stesso percorso, ma gli interessi e la personalità del suo leader stroncarono l’iniziativa – si ricorderà – quasi sul traguardo.
Berlusconi sapeva, e sa, di poter contare su un bacino mediatico certamente non più sufficiente ad assicurargli la vittoria, ma comunque tale da assicurargli una posizione di tutto rispetto senza dover ricorrere a un processo di tardiva presa di contatto diretto con il suo elettorato deluso.
In tutto questo gioco di rimessa si inserisce Grillo.
Grillo capisce che il momento è quello giusto per mettere in scena una comunicazione semplice, rozza, elementare, perché questa comunicazione è la più forte. E lo fa nelle piazze, luoghi nel frattempo disertati da tutti i politici. Grillo “sale sulla botte”, come si diceva un tempo, e con un linguaggio insolito per un politico dichiara che “se ne devono andare tutti affanculo”. È il celebre “vaffa”.
Grillo, insomma, mena mazzate alla cieca, ma in termini estremamente comprensibili a tutti, usando un linguaggio elementare tipico della gente che non studia di politica e che sovente è anche a corto di vera informazione. E mentre sfrutta questa sua propensione per la piazza, in televisione non ci va, come si sono accorti tutti con crescente sgomento. Perché non va in tv? Grillo dice di snobbarla perché i talk show sono “trappoloni”, perché i giornalisti sono “leccaculo” dei potenti etc. etc.
In realtà il motivo è un altro. Grillo sa benissimo – perché è un personaggio nato con la televisione, nella televisione e grazie alla televisione – che se va in tv avrà a che fare con dei veri contraddittori, quindi con interlocutori agguerriti e preparati, che gli porranno domande solide, in un contesto in cui è impossibile rispondere per improperi, per slogan o per parabole quasi evangeliche, o peggio per vaghi millenarismi e catastrofismi che intercettano un diffuso sentimento da “fine del tempo”.
Insomma, se Grillo va in tv in qualità di rappresentante politico, ma senza un supporto di argomenti veri, il sistema mediatico gli farà la classica “barba e capelli”, gli porrà questioni cruciali e perfino vitali, gli chiederà cifre e documenti, gli chiederà insomma cosa intende fare nello specifico di ciascun capitolo dello Stato.
Però Grillo opera nel web e attraverso il web. Con il web (che è appunto una ragnatela) riesce in breve a cucire insieme tutti coloro che sono in accordo col “vaffanculo” generale, perché costoro non aspettano altro. Come mai? Il motivo è perfino banale. Il popolo del web è in realtà composto in grande maggioranza da gente che vive nell’isolamento più o meno spinto e che non aspetta dunque altro che qualcuno lo chiami, lo riunisca e lo guidi come un buon pastore.
E il pastore cosa fa? Prende sei, sette, otto punti dal dibattito comune, ultrapopolare, da bar, e li mette al centro della sua agenda “politica”. Non a caso si tratta sempre di punti decostruttivi, mai propositivi. “L’euro ci ha rovinati”! “Abbassiamo gli stipendi dei parlamentari”! “Via i corrotti”! etc. etc.
Queste parole d’ordine – ovviamente spesso condivisibili – fanno da catalizzatore e formano la base di quei famosi “contenuti” dei grillini; ma in realtà quello che conta è proprio la reazione innescata dal catalizzatore, che in breve – proprio come fa un catalizzatore – trasforma un insieme di molecole sparse e in moto disordinato in un aggregato apparentemente coerente e coeso.
Questa qualità antropologica del popolo dei grillini si è manifestata appieno nella scelta e selezione dei candidati, tant’è che ha dato la stura alle note ed esilaranti battute di Crozza, che aveva perfettamente capito l’entità e la qualità del fenomeno.
Poi vengono le elezioni, con l’apparente novità di candidati che provengono dal basso, in realtà selezionati, e piuttosto in fretta, dallo stesso Grillo e dai suoi più stretti collaboratori. Il risultato delle urne, che sorprende gli stessi grillini, consegna al movimento quasi nove milioni di voti. M5S diventa il primo partito in Italia.
Già. E ora? Ora il mandato è quello di evitare a ogni costo il sostegno a chicchessia, e il motivo è ovvio. Se ciò accadesse, anche per le migliori ragioni, il messaggio del “vaffa” si sgonfierebbe come un palloncino forato. Intendiamoci, gli eletti del movimento, sono probabilmente tutte persone per bene, gente rispettabile, ma anche gente inesperta se non praticamente sprovveduta.
Perché quando poi si va alle decisioni politiche, quelle vere, bisogna per forza sostenere un’opinione ben precisa in ciascuna materia; e da qui la consegna del silenzio assoluto con i giornalisti, dipinti da Grillo, e tutti in blocco, senza esclusioni, come dei manutengoli del potere, quindi come dei nemici assimilati alla “casta”. Una bella nemesi per Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo!
Ma il motivo della consegna del silenzio e dell’assoluta negazione di ogni “compromesso” è anche un altro, ben più sostanziale. Se non si accetta alcun “compromesso” né si appoggia alcuna linea politica, allora non c’è nessun motivo di discutere alcunché. E Grillo sa perfettamente che questa eterogenea accozzaglia di persone, eletta dalla furia popolare, se davvero si mettesse a discutere in un’assemblea di problemi concreti, e quindi di decisioni, si spaccherebbe in mille frammenti. Chi ha vissuto l’epoca dei collettivi e delle assemblee post-sessantottine ricorda benissimo che in quelle occasioni si sprecavano oceani di parole, ci si accapigliava perfino a sangue su un punto e virgola, ma poi non si concludeva mai nulla: in breve non si veniva ad alcuna decisione.
Questa dinamica, aggiornata al sistema dei media attuale, è esattamente lo specchio di quello che succede nel web. Ora, tutta quest’ottima gente di M5S è prevalentemente il prodotto di una comunicazione ORIZZONTALE, perché il web è appunto il MEDIUM ORIZZONTALE per eccellenza. Questa stessa ottima gente ora si trova nei pasticci, perché la presenza stessa in un’assemblea POLITICA, presuppone LA VERTICALITA’, presuppone un gruppo, un capogruppo, una strategia comune che non può esser messa in discussione volta per volta e un insieme di proposte CONCRETE nei vari capitoli e segmenti dello Stato.
Il battaglione di deputati e senatori grillini sbarca nell’assemblea come un prodotto improvviso di una solitudine e di una orizzontalità moltiplicate per cento. Ma proprio quando sbarcano nell’assemblea essi iniziano a conoscersi l’un l’altro, scoprendo che i più non hanno una storia in comune, non hanno neanche interessi in comune e – il che è peggio – orientamenti ideologici o concettuali comuni.
Tra i centoventi e passa onorevoli grillini non ce ne sarà neanche uno – c’è da scommetterci la casa – che abbia scambiato opinioni, idee e proposte con tutti gli altri centoventi e passa, prima di incontrarsi FISICAMENTE nell’aula.
Questo è quanto si intende qui con l’espressione “prodotto di una dinamica orizzontale”.
Non solo. Questa gente, partita da una dinamica e da una condizione orizzontale, non può assolutamente accettare la verticalità. È la logica dell’”uno vale uno”, che infatti si ritorce contro ciascuno nel momento in cui c’è il necessario richiamo all’ordine da parte dell’UNICO che non è UNO che vale uno, e cioè da parte di Grillo.
Ma allora come si fa a tenere coeso un gruppo di circa centoventi? Lo si fa dicendo che non ci si deve alleare con nessuno, che appunto non si deve entrare nello specifico, e lo si fa evitando accuratamente di rivelare al proprio pubblico di elettori che in realtà la politica è COMPLESSA. Sempre! Ovunque! Ed è anche fatta di decisioni il più delle volte difficili e perfino poco o per nulla popolari. Se il popolo del web dovesse davvero decidere a maggioranza su tutte le complesse e delicate questioni interne ed estere che riguardano il governo della nazione, ebbene in meno di un anno quella nazione sarebbe ridotta al ruolo di una repubblichetta delle banane.
Naturalmente, come si è visto, la condizione orizzontale da subito non ha retto la prova nella votazione di Grasso al Senato, e questo perché quando si tratta di questioni delicate ed importanti si comprende subito che è necessaria una decisione di qualche tipo; ma ogni decisione spacca, “separa” chi decide pro da chi decide contro.
La dinamica della spaccatura interna nella votazione al senato certamente si ripresenterà anche in modo più drammatico quando si tratterà di decidere intorno a questioni che richiederanno un serio dibattito e soprattutto un adeguato approfondimento. E qui veniamo al secondo nodo gordiano dei grillini.
L’orizzontalità dalla quale provengono è frutto della dinamica psicologica del web. Ma nel web due cose non sono assolutamente possibili:
1) L’APPROFONDIMENTO. Il web per sua natura incoraggia l’assimilazione di messaggi frammentari, veloci, sovente contraddittori. È difficile trovare nel web una pagina di reale approfondimento o di ragionamento lungo, logico sequenziale, supportato da dati, e questo specialmente per quanto riguarda la politica. Anche quando c’è, essa ha poco ascolto, perché l’approfondimento richiede tempo e fatica, soprattutto tempo. Ma il web per sua natura divora il tempo disponibile. Quindi, chi vive online o chi è sempre e solo “sulla notizia” è aggiornatissimo ma di solito non vede l’orizzonte. È accaduto qualcosa di simile a tutti i vaticanisti che hanno seguito l’elezione del nuovo pontefice. Tutti sapevano tutto di tutto e di tutti ed erano aggiornatissimi, istante per istante, ma nessuno ha intuito chi sarebbe stato il prossimo papa. Solo Messori ha capito, ma appunto dal silenzio della sua vita appartata e meditativa. E questa sua condizione gli ha consentito di vedere l’orizzonte.
2) Nel web la natura umana, con tutte le sue contraddizioni ma anche con tutte le sue qualità, non emerge. E non emerge il fatto che le scelte, quelle vere, si fanno anche per sentimento, o per debolezza. La maggioranza delle azioni che ciascuno di noi compie giorno per giorno non è razionale. La razionalità pura e semplice non fa parte della natura umana, e nelle scelte di appartenenza politica ciò che più conta è proprio il senso di appartenenza a qualcosa che trascende il dato razionale, per esempio del prodotto interno lordo o della peraltro giusta protesta contro la corruzione o lo spreco.
Conta invece, e moltissimo, il proprio orientamento morale e spirituale, il proprio universo di esperienze, le proprie convinzioni. Tutti questi fattori spingono verso la verticalità, perché le scelte personali non sono mai omologabili. Ed ecco che il battaglione dei centoventi e passa grillini scoprirà presto di non essere quel gruppo omogeneo che credeva di essere, ingannato dalla orizzontalità senza spessore del web e dalla geniale retorica e sapienza comunicazionale di un personaggio certamente fuori dal comune, a metà tra un Girolamo Savonarola e un Arnaldo da Brescia in jeans e Ray-Ban scuri.

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