Il Movimento 5 Stelle al bivio tra la realtà e l’immaginazione

1 Posted by - March 30, 2018 - comunicazione

Cinque anni fa, tre giorni dopo le elezioni, scrissi e pubblicai su questo sito un articolo dal titolo provocatorio: “Perché i grillini non potranno mai governare”.
Al di là del titolo e nonostante la clamorosa (in realtà annunciata) recente nuova vittoria del Movimento, non modifico la mia opinione e non certo per manifesta avversione. Potrei benissimo essere uno che li ha votati, sia in questa che nella precedente tornata elettorale. Ma il voto di un singolo conta poco più che nulla (era anche uno slogan dei grillini della prima ora, si ricorderà: “uno vale uno”).
Un voto su dieci milioni e passa è appunto una frazione pari a un decimilionesimo. Praticamente invisibile. Quello che conta è l’intera massa critica. Sottolineo il termine “massa”, manifestamente sparito dal lessico politico e mediatico. Da un pezzo non si usa più “mass media” o “mass medium” ma solo “media” o “medium”; e le “masse” di Marx ed Engels, di Ortega y Gasset o di Elias Canetti sembrano interessare solo i topi di biblioteca. Si è da tempo sostituito “massa” con “sociale”, preferendo una metafora che rimanda alla durezza, alla solidità, a un’altra che richiama una indefinita vaghezza e vaporosità: da qui i cosiddetti “social media”. Tuttavia, le masse non sono sparite dalla realtà, anzi! Le masse continuano a muoversi all’unisono quando sono motivate, quando trovano, sia pure per breve tempo, un indirizzo comune.
Ecco, questo articolo riguarda un problema che il Movimento ora deve affrontare e che a mio parere non sembra ancora in grado di gestire: la Motivazione.
Il risultato delle consultazioni come è noto ci consegna un parlamento diviso in tre, ma soprattutto una Nazione divisa in tre insiemi che non si intersecano, che non trovano accordi perché parlano lingue diverse, reciprocamente incomprensibili. Questa mancanza di dialogo, già evidente nella campagna elettorale, è stata e in parte ancora è uno dei punti di forza del Movimento, a patto che esso resti fuori dalla stanza dei bottoni. Sarebbe invece una sua manifesta debolezza se vi entrasse. Su questo tornerò alla fine dell’articolo.
Gli altri punti di forza del Movimento appartengono al dominio della retorica. Intendo per “retorica” l’arte positiva della persuasione e non il senso dispregiativo che il termine ha assunto in tempi recenti; una retorica alla Chaim Perelman, insomma.
Ci sono parole d’ordine che per il Movimento 5 stelle hanno il sapore di imperativi categorici, per esempio ONESTA’: termine che colpisce ed eccita le masse, anche perché gli altri partiti o schieramenti, salvo piccole frange, non possono usarlo. Se lo spendessero, risulterebbero quantomeno ridicoli, ed è noto che il potere teme le risate più dei carri armati. Invece i 5s, a causa della loro verginità, possono spendere questa moneta sonante senza alcun timore.
E va bene. Viva l’onestà. E poi?
L’onestà può e deve essere la premessa, ma non può essere la conclusione.
Infatti, gli scaltri avversari dei 5s, tra loro in perfetto accordo nella campagna elettorale, hanno ribattuto con la parola COMPETENZA (moneta che non possedevano, visti i provvedimenti a dir poco disastrosi dei governi consociativi degli ultimi venti anni). Ma il solo fatto di avere il monopolio della comunicazione televisiva e stampata ha permesso a Renzi e a Berlusconi di spargerla a piene mani, mettendo in difficoltà il Movimento, che ha dovuto affannosamente recuperare un certo numero di figure “presentabili”, non sempre con risultati eccellenti. La fortuna dei 5s è che la parola “competenza”, a causa dei risultati non esaltanti (a voler essere generosi) degli ultimi governi, è risultata per questi ultimi una cartuccia bagnata, quasi a salve.
Ci sono poi slogan programmatici che hanno una forza trainante enorme, presso le masse. La principale è TAGLIARE GLI STIPENDI DEI PARLAMENTARI, oppure VIA I VITALIZI DEI POLITICI; o ancora ELIMINARE GLI ODIOSI PRIVILEGI DELLA CASTA.
Intendiamoci, sono il primo ad aspettarmi qualcosa del genere, se non altro per una questione di decenza istituzionale. Ma questa forma di revanche non è nuova. Attinge per esempio alla retorica della metà degli anni ’50 che accusava i politici, soprattutto della DC, di essere dei “forchettoni” e di far parte del “partito della greppia”, con l’attenuante che, secondo la vulgata, in quei tempi di remoto sviluppo economico più o meno si mangiava tutti, tutti in un modo o nell’altro ne beneficiavano, e quindi…
Quindi, al giorno d’oggi, in tempi di vacche magre, di disoccupazione giovanile pressoché totale, di stipendi erosi dal costo della vita e di pensioni decurtate e sempre più procrastinate questi privilegi sono davvero odiosi. Andrebbero aboliti su due piedi. Ripeto: aboliti per decenza istituzionale, non per l’effetto reale sulle finanze dello Stato.
Sarebbe un segnale, una premessa necessaria.
Ma sarebbe anche sufficiente? La risposta è un tondo NO.
Se la pars destruens riguarda il costo della politica, la pars construens si chiama “reddito di cittadinanza”.
Il cosiddetto “reddito di cittadinanza”, se attuato, in buona sostanza sarebbe una variante del sussidio di disoccupazione; misura peraltro ovvia in tutte le nazioni civili. In Italia e all’estero, per esempio in Germania, si è voluto accreditare il motivo della vittoria dei 5s a questa proposta. Ma è una lettura superficiale, che non regge. La maggior parte dei voti ottenuti dal Movimento proviene da fasce sociali che non hanno un immediato interesse in questo senso. Certo, una misura del genere potrebbe produrre qualche sollievo, un calo sensibile della febbre cavallina che ha colpito l’Italia. Ma sarebbe sufficiente?
Anche in questo caso la risposta è un tondo NO.
Entrambe le iniziative non si tradurrebbero in risposte sufficienti perché, se anche fossero attuate, POI SI PORREBBE SUBITO IL PROBLEMA DI COSA PROPORRE al popolo di elettori reali e potenziali COME AUTENTICO PROGETTO COMUNE: un progetto che non può identificarsi in ciò che è scritto nelle novanta e passa pagine (peraltro molto contraddittorie) che il Movimento pubblica online sulla piattaforma Rousseau.
Non le legge nessuno.
I dirigenti del Movimento hanno ora un bisogno a dir poco disperato DI ACCENDERE L’ENTUSIASMO DURATURO INTORNO A QUALCOSA, cioè di far girare la massa degli elettori, ma anche di chi non li ha votati ma potrebbe votarli, intorno a un PERNO che rappresenti il mastice fra persone di età, formazione, provenienza e collocazione inevitabilmente tutte diverse tra loro. C’è insomma bisogno di un CENTRO, di un LEGAME, di un punto che eserciti una forza di attrazione invincibile. Ma quale?
Può un movimento che è stato prodotto, come ho scritto cinque anni fa, dalla marea montante della condizione orizzontale del web, proporre una visione d’insieme che tenga unite le ragioni IDEALI di tutti, o quantomeno di una maggioranza determinante?
Per farlo, M5s dovrebbe avere al suo interno una formazione di teste pensanti rese omogenee dalla COSTRUZIONE DI UN PROGETTO; ma per realizzare ciò il Movimento dovrebbe sviluppare una discussione interna di altissimo profilo, una discussione non affrettata, incentrata sui grandi e veri problemi di un transito epocale di enorme rilevanza storica quale quello che stiamo vivendo. Il Movimento dovrebbe cioè trovare una SINTESI convincete, una sintesi che per la sua stessa interna forza persuasiva muova le masse, che le convinca a investire risorse ed energie psichiche, economiche, intellettuali e fisiche sulle lunghe distanze, in un progetto politico e sociale di ampio respiro.
Invece, le centinaia di deputati e senatori di cui oggi dispone il Movimento (senza contare gli eletti nelle regioni e nei comuni) sono di fatto personaggi INVESTITI di una funzione, ma NON SELEZIONATI per quella funzione. Oggi, esattamente come nell’analisi che pubblicai cinque anni fa, il Movimento risulta composto da una moltitudine senza profilo e da una militanza senza piattaforma. Il che significa che le decisioni dei 5s in questo momento storico sono demandate per forza di cose a una ristrettissima cerchia di persone. Inoltre, queste decisioni sono DI BREVE RESPIRO.
Quando Grillo proclama ai quattro venti che il Movimento è “aperto”, che non è né di destra né di sinistra, che coglie le proposte che “vengono dal basso” (qualunque cosa voglia significare questa metafora spaziale), in pratica non fa altro che dichiarare che allo stato attuale si può solo navigare a vista.
Una delle risorse dei 5s è proprio la sua relativa novità e si sa che ciò che è nuovo scalza ciò che è vecchio anche per il solo fatto di esser nuovo. Ma la novità, per sua natura, è una moneta che si consuma abbastanza presto e anzi un merito dei dirigenti del Movimento sta proprio nell’aver saputo conservare in un quinquennio l’aura di novità. Ciò è stato possibile proprio per la posizione di radicale opposizione, che ha consentito ai rappresentanti dei 5s, o ai suoi sostenitori di larga notorietà e culturalmente attrezzati (come ad esempio Travaglio) di tenere a lungo un tono sopra le righe.
Però, diventando forza di governo, cioè ISTITUZIONE, i 5s dovrebbero chiarire SENZA EQUIVOCI le proprie posizioni in politica estera e interna. Dovrebbero chiarire il proprio PROGETTO toccando ad esempio le questioni migratorie e finanziarie, i rapporti con la Russia, con la Cina, con gli Stati Uniti. Dovrebbero chiarire le proprie politiche fiscali, la visione che hanno dell’Italia e dell’Europa e così via. Tutto ciò e altro ancora proponendo non solo un piano, ma una VISIONE D’INSIEME coerente e potente. Ma questo, per ora, non si vede nemmeno lontanamente all’orizzonte.

Milano, 27 marzo 2018

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